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A nord del paese, a circa trecento metri dal centro abitato, in località denominata : Ludurru , ricca di piante di filirrea e querce da sughero, su di una grossa sporgenza granitica, a livello del piano di campagna, sono stati scavati quattro ipogei, a domu de janas .
Il primo a sinistra rispetto al fronte della parete rocciosa è composto da un atrio, un' anticella ed una cella dalla quale si accede a due cellette. Dell' atrio andato distrutto, rimangono pochi resti. L' anticella è a pianta rettangolare ed è il vano più grande dell' ipogeo; gli spigoli lungo tutto il suo perimetro sono smussati. La volta è spiovente dalla parte della parete di fondo verso l' ingresso; inoltre al centro, dove si unisce con la parete dirimpetto alla porta, è stato ricavato un rilievo semicircolare. Lungo le pareti, esclusa quella di fondo, è stata scolpita, in alto ed in basso , una cornice alta 15 centimetri.
Nella parete di fondo, a 80 centimetri dal piano di calpestio, sono stati ricavati due portelli dai quali si accede alla cella. Questi sono sovrastati da un disegna a linee parallele e verticali dipinte di rosso; non si capisce cosa si sia voluto rappresentare. La cella di deposizione, a pianta rettangolare, ha gli angoli smussati e la volta piatta. Da questa cella si accede a due cellette attraverso due piccoli portelli aperti nelle due pareti laterali.
Sicuramente l' anticella riproduce una capanna di quel periodo.
Negli anni Trenta del Novecento un fulmine ha colpito questo ipogeo, creando una grossa spaccatura nella volta e uccidendo il proprietario della vigna attigua alla necropoli, che durante un temporale si era rifugiato nel monumento.
All' ipogeo n. 2 si accede mediate un portello di forma circolare. E' monocellulare, la pianta non è ben definita, sicchè non si riesce ad associarla ad alcuna figura geometrica. Sul piano di calpestio è ben visibile un cordone in rilievo che divide il pavimento in tre parti. Dove i cordoni si uniscono si può notare la base di una colonna. La volta è a botte.
L' ipogeo n. 3, monocellulare, è composto da un atrio, una cella ed una piccola nicchia. L' atrio che era sicuramente di forma rettangolare, è stato manomesso ( si dice sia stato un fulmine): ne rimane la metà, ed al centro è ben visibile un focolare. Nella parete laterale, sulla destra rispetto all' ingresso, è stato ricavato un portello a forma rettangolare, che mette in comunicazione con la cella dell' ipogeo n. 2.
L' ipogeo n. 4 è composto da tre vani e da un' ampia anticella. In origine questa era preceduta da un vestibolo, di cui rimangono poche tracce. Dell' anticella è stata distrutta l' intera parete dell' ingresso e una porzione della volta.
L'anticella A ha la volta piatta e gli spigoli smussati; nell'angolo formato dalla parete di fondo e quella sinistra rispetto all'ingresso è stato scolpito un piccolo bancone di forma rettangolare, che misura cm 60x80 e si eleva dal piano di calpestio per cm 20: sicuramente un tavolo votivo. Al centro del pavimento è stato scavato un focolare del diametro di cm 19.
Dalla parete di fondo, attraverso un portello provvisto di incasso e fori per il chiusino, si accede ad un ambiente a pianta rettangolare e a volta piatta ( B ). Le pareti laterali sono aggettanti verso l'alto.
Nella parete destra dell'anticella, a circa cm 70 di altezza dal piano di calpestio, è stato scavato un portello rettangolare dal quale si accede alla cella C , che ha pianta rettangolare, gli spigoli delle pareti smussati e la volta piatta. Sulla parete sinistra, per chi entra, è stato ottenuto un portello rettangolare, da cui si accede alla cella D , a pianta rettangolare, spigoli smussati e la volta a botte.
Alla sinistra della necropoli, ad una distanza di circa 10 passi, su un piccolo masso granitico, ricoperto di licheni, è stata scolpita una falsa porta, orientata verso nord (attraverso la falsa porta si accede al regno dei morti).
Il terreno antistante la necropoli, precisamente quello davanti agli ipogei 3 e 4, nel 1996 è stato oggetto di un intervento di pulizia, durante il quale sono stati riportati alla luce frammenti di ceramica del neolitico recente ascrivibili alla cultura di San Michele, raschiatoi in ossidiana del Monte Arci e qualche frammento di selce. |
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