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Enrico Costa, "regio commissario straordinario" del Comune di Buddusò 1892
E' una pagina della storia di Buddusò e della sua gente. Lo spaccato dell'allora società esclusivamente agro-pastorale lo abbiamo tratto dalla relazione che Enrico Costa, "regio commissario straordinario" del Comune di Buddusò, che ha scritto nel 1892 per essere letta, nel mese di settembre di quell'anno, in occasione del neo Consiglio comunale, il giorno del suo insediamento. Ed ecco come il Costa, che soggiornò a Buddusò per alcuni mesi, descrisse i buddusoini :
"Gli abitanti di Buddusò sono in genere svelti, intelligenti, molto furbi, tendenti alla diffidenza e poco lavoratori. Dirò meglio, la loro fatica (come tutte le popolazioni dedite alla pastorizia) si riduce in genere all'assidua sorveglianza del bestiame: motivo per cui, la loro mente, non preoccupata in lavori che richiedono molto pensiero, si raffina nella meditazione. Fra le passioni, continua lo storico, predomina l'invidia dell'altrui benessere; fra gli istinti principali il poco rispetto dell'altrui proprietà. Ben raramente il buddusoino, in genere, toglie la vita al proprio simile; preferisce invece uccidergli il bestiame, spiantargli la vigna, incenerirgli il bosco coll'intento malvagio e raffinato di vederlo assistere alla propria rovina finanziaria".
Costa così continua:
"Non sono, forse, pochi a Buddusò quelli che conoscono i malandrini, ma nessuno li denunzia. Si usano verso loro, anzi, certi riguardi. Si proteggono per essere protetti. Si chiude un occhio, con la paura forse di doverli più tardi chiudere tutti e due e per sempre".
Il capitolo della relazione destinato all'indole della popolazione di Buddusò, si allunga ancora per molto con acute osservazioni del Costa, che conclude la sua analisi così:
"Badate che a Buddusò, le ladronerie succedono solamente in campagna. In paese la popolazione è quieta ed onesta, quanto altra mai. Basti, per prova, che negli otto lunghi mesi che vi soggiornai non ebbi a registrare un furto nè una rissa. Non so per quale altro Comune possa dirsi altrettanto!"
L'attenzione degli agenti della forza pubblica era quindi rivolta alla campagna dove
"il gemito delle bestie sgarrettate, il crepito del fieno in fiamme, i sordi colpi della scure sul tronco delle querce, suonano come il grido continuo dell'indignazione pubblica contro tanti ladri e tanti malfattori impuniti. Ma nessuno pronuncia i nomi nè esterna un sospetto, nè pensa a denunzie, manco gli stessi danneggiati."
Inutile, quindi, secondo il Costa, l'opera dei carabinieri che poco potevano fare perchè "non cooperati dalla popolazione". Da quel periodo ad oggi di acqua sotto i ponti n'è passata veramente tanta. Le attività dei buddusoini abbracciano ormai e proficuamente diversi settori: pastorizia, sfruttamento della legna da ardere, del sughero e del granito, artigianato, industria ecc. I reati delle campagne vengono commessi molto raramente. La delinquenza, se così si può dire, si è spostata dalla campagna al paese con attentati (fortunatamente pochi) e con furti negli appartamenti (troppi in questi ultimi mesi). Per fronteggiare questa malavita cittadina il Consiglio Comunale ha chiesto l'aumento dell'organico dei carabinieri presenti in paese. Non spetta a noi studiare la strategia per combattere il fenomeno. Enrico Costa sosteneva che il Governo, pur col raddoppio del numero dei suoi agenti armati, non era riuscito nell'intento. Sempre a detta dello storico occorrevano, invece,
"astuzia e arte per scoprire il covo dei malviventi ignoti poichè nessuno facilitava lo scoprimento dei rei".
Allora è sempre il Costa a parlare così:
"il paese aveva più bisogno di una mente fina che di un braccio forte".
E oggi?
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